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lunedì 24 agosto 2026

Fuori perfetti, dentro un disastro - Carmen e Dorian Gray allo specchio

Dorian Gray ha inventato il filtro perfetto centoventi anni prima di Instagram. Aveva un ritratto che invecchiava al posto suo, accumulava rughe, brutture e colpe, mentre lui restava bello, giovane e presentabile a tutte le feste. Fuori impeccabile. Dentro un orrore.

Carmen, nel frattempo, stava inventando il ghosting. Don José la ama, la segue, abbandona tutto per lei, e lei continua a fare esattamente quello che vuole. Lo tratta benissimo quando le fa comodo e sparisce quando non le serve. Lui impazzisce. Lei balla.

Oscar Wilde scrive il romanzo nel 1890. Georges Bizet porta Carmen in scena nel 1875. Quindici anni di distanza, due opere completamente diverse, eppure parlano della stessa cosa: cosa succede quando vuoi qualcosa così tanto da smettere di vedere quello che ti sta facendo.

Wilde e Bizet non stavano scrivendo storie d'amore. Stavano scrivendo storie di specchi rotti.

Viviamo in un'epoca in cui possiamo scegliere quasi tutto di quello che mostriamo. La foto migliore, il sorriso giusto, il momento riuscito, persino la canzone perfetta da mettere sotto una giornata pessima. Siamo diventati bravissimi a montare il trailer. Il film completo, però, lo conosciamo solo noi.

E a forza di curare il trailer può succedere una cosa strana: cominciamo a giudicare anche noi stessi da spettatori. Se la giornata non è abbastanza bella, il corpo abbastanza giusto o la relazione abbastanza felice, sembra quasi che ci sia qualcosa da correggere.

Dorian vuole che il mondo continui a vedere la sua faccia perfetta mentre il ritratto registra il resto. Don José costruisce lo stesso tipo di trailer. Si racconta che quello che prova per Carmen sia così forte da giustificare tutto. Ma è una confusione facile da fare anche oggi.

"È geloso perché mi ama."
"Controlla dove sono perché ha paura di perdermi."
"Mi scrive continuamente perché ci tiene."

A volte una frase romantica è soltanto un problema con una bella colonna sonora.

Carmen rifiuta di appartenere a qualcuno. Dorian rifiuta di fare i conti con quello che sta diventando. Direzioni diverse, stessa trappola: credere che bloccare qualcosa equivalga a possederlo. Entrambi cercano di impedire alla realtà di cambiare. Entrambi scoprono che non funziona.

Forse per questo il ritratto di Wilde e la musica di Bizet continuano a colpire. Ci ricordano che ciò che nascondiamo non smette di esistere, e ciò che amiamo non diventa nostro solo perché abbiamo paura di perderlo.

La prossima volta che scorri un profilo perfetto o senti raccontare una relazione da film, chiediti: sto guardando la storia o soltanto il trailer?

In biblioteca c'è Il ritratto di Dorian Gray. È breve, elegante, e si legge tutto d'un fiato. E a differenza del ritratto, non lascia segni visibili. O quasi. Carmen, invece, falla partire in cuffia. Attenzione: nessuno dei due è particolarmente bravo con i finali felici.


Donna e uomo ai lati di uno specchio antico con un volto riflesso al centro.

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