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sabato 10 ottobre 2026

Magari domani resto – Lorenzo Marone | Scelto da Martina

 

Un inno a smuoversi

È un libro perfetto per chi cerca qualcosa con cui intrattenersi.

Io la trovo una lettura leggera sulla vita ordinaria di questa ragazza di Napoli che si ritrova ad affrontare diverse situazioni più grandi di lei. Deve scegliere se fare la cosa più semplice o la cosa più giusta.

È un inno a smuoversi e provare a fare qualcosa fuori dalla tua noiosa comfort zone.

Martina



'A livella e poesie d'amore - Totò | Scelto da Enzo Di Bernardo

La morte non guarda i titoli

Ho più volte letto 'A livella di Totò, una poesia che andrebbe studiata in tutte le scuole, un testo filosofico da meditare ed inglobare a pieno titolo in qualsiasi ambito dello scibile umano.

La poesia, esempio di rara saggezza, affronta con la giusta e consueta ironia dell'impareggiabile attore napoletano il tema della morte, assimilando - questa -  alla "livella", ossia a quello strumento utilizzato dai muratori per stabilire se una superficie è dritta ed in piano.

Metaforicamente la livella equipara, mette sullo stesso piano, elimina ogni dislivello... Nell'ambito sociale, per esempio, la morte/livella azzera le posizioni ed i traguardi raggiunti dagli uomini i quali, al cospetto della morte che si rivela giusta ed imparziale, diventano finalmente uguali.

Scompaiono le classi sociali create dall'uomo, le disparità, la nobiltà e la povertà, la ricchezza e la miseria, mentre si afferma una verità inconfutabile, purtroppo non considerata né, tantomeno, apprezzata dall'uomo: la morte rende giustizia all'umanità, soprattutto a chi è stato deriso, umiliato, mortificato dalla prepotenza dei potenti che, tutelando esclusivamente i propri interessi o quelli di casta, mortificano le tante virtù umane che spesso albergano tra chi viene considerato "ultimo".

La poesia evidenzia le opposte e contrastanti figure di un Netturbino e di un Marchese, entrambi morti e casualmente sepolti uno accanto all'altro. L'umiltà del Netturbino fa da contraltare alla prepotenza del Marchese il quale, vantando i privilegi del titolo nobiliare anche oltre la vita terrena, pretende che le ossa del pover'uomo vengano spostate e depositate dentro una fossa ben lontana dalla propria fastosa tomba.

In poche parole esige che anche nell'aldilà vigano le differenze sociali create dall'uomo in terra. E lo fa offendendo a più riprese il povero Netturbino che all'inizio subisce le invettive del nobile quasi con mestizia, ma poi reagisce rivelando una non comune saggezza che lo fa assurgere a punto di riferimento per l'intero genere umano.

Le sue parole che chiudono il paradossale dialogo con il Marchese diventano perle da incastonare in ogni vita, in ciascuna esistenza affinché nessuno dimentichi che nulla di tutto ciò che "è stato" rimane dopo aver chiuso definitivamente gli occhi, tranne le virtù che non hanno limiti temporali, né spaziali:

"La morte sai cos'è? È una livella:

un re, un magistrato, un grand’uomo,

varcando questo cancello, ha messo il punto,

perché ha perso tutto, la vita e anche il nome:

ti sei o non ti sei reso conto di questo? 

Perciò, stammi a sentire, non fare il riluttante, sopporta la mia vicinanza, che ti importa? 

Queste pagliacciate le fanno solo i vivi: noi siamo seri... apparteniamo alla morte!"

Enzo Di Bernardo



domenica 4 ottobre 2026

Quando un amore ritorna - Mascagni e Murakami: la vita non vissuta

Il problema non è quando un amore finisce. È quando ritorna e mette alla prova una certezza: «Ti riconoscerei subito.»

È facile dirlo quando qualcuno appartiene al passato. Nella memoria non cambia taglio di capelli, non prende abitudini insopportabili e non diventa una persona che forse oggi non sapremmo più amare.

Turiddu e Hajime, però, hanno l’occasione di scoprirlo.

In Sicilia Turiddu torna dal servizio militare e trova Lola, la donna che amava, sposata con Alfio. A Tokyo Hajime ha già una moglie, due figlie e due locali jazz quando Shimamoto, l’amica d’infanzia mai dimenticata, riappare dopo più di vent’anni.

Due uomini lontanissimi. Stesso dubbio: e se la vita giusta fosse quella che non ho vissuto?

Nel frattempo, Turiddu si è legato a Santuzza. Ma Lola non resta al suo posto nel ricordo. I due ricominciano a vedersi e in un paese con più occhi che finestre il segreto dura poco.

Hajime non ha un’intera piazza che lo osserva. Ha qualcosa di forse più difficile da affrontare: una vita riuscita. Una famiglia, un lavoro, un futuro già cominciato. Eppure Shimamoto è rimasta dentro di lui.

Non come una persona intera. Più come una domanda: «Come sarebbe andata se non ci fossimo persi?»

Hajime e Shimamoto si erano conosciuti a dodici anni. Erano entrambi figli unici e passavano lunghi pomeriggi ad ascoltare dischi e parlare. Poi la famiglia di Hajime si trasferì e i due persero i contatti. Da adulto lui ha continuato a vivere, ma una parte di quella storia è rimasta sospesa, al riparo da tutto ciò che rovina le storie normali.

Perché la vita immaginata è sempre bravissima a essere perfetta.

Non arriva tardi. Non lascia piatti nel lavello. Non attraversa giornate storte e non pronuncia la frase sbagliata durante una discussione. Non deve dimostrare di poter funzionare davvero.

Poi la persona ritorna e trova un ruolo già scritto. Dovrebbe essere ancora quella di allora e, nello stesso tempo, restituirci chi eravamo quando l’abbiamo conosciuta.

Lola e Shimamoto, invece, hanno continuato a vivere lontano da Turiddu e Hajime. Non possono più coincidere perfettamente con il ricordo che i due uomini hanno conservato.

Ed è qui che la faccenda smette di essere romantica.

Il passato non trova una stanza vuota. Trova Santuzza e Alfio. Trova la moglie e le figlie di Hajime. Trova persone vere, che non abitano nel regno elegante delle possibilità, ma dentro le conseguenze.

Forse è capitato anche a te di conservare qualcuno così. Un primo amore, una storia interrotta troppo presto, una persona incontrata nel momento sbagliato.

Ma che cosa ti manca davvero? Quella persona oppure la versione di te che esisteva accanto a lei?

Mascagni lascia che la risposta esploda davanti a un paese intero. Murakami la fa camminare piano tra jazz, pioggia e conversazioni sospese. In entrambi i casi il passato ha lo stesso vantaggio: da lontano non ha difetti.

Tra i nostri scaffali ti aspetta A sud del confine, a ovest del sole di Haruki Murakami.

Se invece vuoi scoprire Cavalleria rusticana, puoi cominciare ad ascoltarla in cuffia e poi andarla a vedere a teatro alla prima occasione: certe passioni cambiano peso quando davanti hai un’orchestra, un coro e un paese intero.

Prima di arrivare a cinque pagine, o a cinque minuti di musica, avrai già pensato a qualcuno.

Perché le persone che abbiamo amato cambiano, ma le storie che continuiamo a raccontarci su di loro sanno essere molto più testarde.

Donna tra una Sicilia assolata e un locale notturno sotto la pioggia.

sabato 19 settembre 2026

Amorelli Pietro

Amorelli Pietro

Amorelli Pietro

Storia postale, filatelia e memoria locale

Farmacista, collezionista e studioso di filatelia, racconta la memoria di Casteltermini attraverso cartoline, documenti e storia postale siciliana.

Biografia

Pietro Amorelli, nato ad Agrigento nel 1968 e residente a Casteltermini, è farmacista, collezionista e studioso di filatelia e storia postale siciliana. Socio dell’Unione Filatelica Siciliana dal 2006, ha partecipato a esposizioni e competizioni filateliche nazionali.

Nel volume Ti penso pure da Casteltermini ricostruisce la memoria del paese attraverso cartoline d’epoca, immagini e documenti raccolti in anni di ricerca, componendo un percorso di microstoria locale fondato su testimonianze visive, corrispondenze e materiali d’archivio.

Con Alberto Barcella ha pubblicato anche Le carte sparse, studio dedicato alla corrispondenza garibaldina di Ippolito Nievo e alla storia postale siciliana. La sua attività unisce collezionismo, divulgazione storica e attenzione alla memoria quotidiana di Casteltermini.

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