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lunedì 31 agosto 2026

Finché il caffè è caldo - Toshikazu Kawaguchi | Scelto da Pasquale Dolore

copertina libro Finché il caffè è caldo - Toshikazu Kawaguchi

Il passato non accetta resi

L’idea è di quelle che fanno subito lavorare la testa: poter tornare indietro nel tempo. Toshikazu Kawaguchi, però, mette subito dei paletti. Nel suo caffè di Tokyo non puoi cambiare il presente, puoi incontrare soltanto chi è già stato lì, devi restare seduto e hai tempo finché il caffè non si raffredda.

A quel punto la domanda viene quasi da sola: perché farlo?

Finché il caffè è caldo risponde attraverso quattro storie. Fumiko vorrebbe rivedere l’uomo che ama, Kotake deve fare i conti con la memoria che sta portando via suo marito, Hirai ha lasciato troppe cose irrisolte con la sorella, Kei guarda invece verso un futuro che la spaventa. Nessuna può cancellare quello che è accaduto. Può soltanto tornarci davanti per qualche minuto.

Il meccanismo è semplice e, dopo la prima storia, anche abbastanza riconoscibile. Arriva un dolore, qualcuno prende posto, viene versato il caffè e si torna a un momento preciso. Se si cercano sorprese continue, la ripetizione può pesare. A me all’inizio ha pesato.

Poi ho smesso di aspettare il colpo di scena e ho cominciato a leggere quelle visite per quello che erano: conversazioni che nella vita normale arrivano troppo tardi, o non arrivano affatto. È lì che il libro mi ha preso. Non nella macchina del tempo, ma nell’idea che capire meglio il passato possa servire anche quando non possiamo modificarne una virgola.

Ho chiuso il romanzo pensando alle cose rimandate, più che ai suoi viaggi impossibili. E mi è sembrato un effetto niente male per una storia che, in fondo, concede ai suoi personaggi solo il tempo di una tazza di caffè.

Pasquale Dolore


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