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lunedì 6 luglio 2026

La verità deve per forza avere un finale? - Contro la fretta di giudicare

Un thriller ti fa una promessa.

Qualcuno mente. Qualcuno nasconde qualcosa. Tu continua a leggere e, prima o poi, i pezzi andranno al loro posto.

È un patto meraviglioso.

Per questo La sua verità di Alice Feeney funziona così bene: Anna Andrews, giornalista, e Jack Harper, detective ed ex marito di Anna, entrano nello stesso caso da due direzioni diverse. 

C’è un omicidio, ci sono legami personali, ci sono informazioni che non arrivano tutte insieme. La lettura diventa una caccia: chi sa cosa? Chi sta raccontando davvero la storia? Chi ci sta portando fuori strada? E soprattutto: quando avremo finalmente la risposta? 

A questo punto entra Pirandello e rovina educatamente la festa.

In Così è (se vi pare), un’intera comunità vuole scoprire quale versione di una storia familiare sia quella vera. Il signor Ponza racconta una cosa. La signora Frola ne racconta un’altra. Le versioni sono incompatibili.

Perfetto: basta indagare.

Ed è proprio quello che fanno gli altri personaggi. Cercano testimoni, fanno domande, mettono sotto pressione i protagonisti. Tutta la commedia corre verso il momento in cui qualcuno dovrebbe finalmente dire: ecco, questa è la verità.

Solo che Pirandello non sta costruendo un giallo.
Sta usando la nostra voglia di soluzione contro di noi.
È un meccanismo stranamente familiare.

Arriva una notizia e vogliamo subito sapere chi ha torto. Vediamo un video di venti secondi e siamo già pronti al verdetto. Due persone raccontano versioni diverse e il “non ho abbastanza elementi” dura meno della batteria di un telefono vecchio.

L’incertezza ci irrita.

Feeney lo sa e la trasforma in carburante narrativo: il lettore continua perché vuole sciogliere il nodo.
Pirandello fa qualcosa di più crudele. Ti porta fino al nodo e ti chiede perché sei così sicuro che debba sciogliersi.

Non significa che la verità non esista o che tutte le versioni valgano allo stesso modo. Sarebbe una scorciatoia troppo facile.
Significa che la realtà, quando passa attraverso le persone, arriva già mescolata a memoria, interesse, dolore, paura, punto di vista.

Noi però continuiamo a pretendere una versione pulita.
Una schermata finale con scritto: colpevole.
Una spiegazione.
Una frase da condividere.
Fine.

È rassicurante. Ci permette di chiudere il caso, archiviare le persone e passare ad altro senza lasciare nulla in sospeso.

Ed è anche il motivo per cui il teatro di Pirandello può essere più destabilizzante di molti thriller: non ti lascia il conforto di chiudere tutto in una scatola.

Feeney ti fa correre verso la risposta.
Pirandello, mentre corri, ti osserva. E forse sorride.
Per una volta, prova a non chiederti subito: “chi ha ragione?”
Chiediti invece: “che cosa so davvero?”
È una domanda molto meno spettacolare.

Ma in tempi in cui tutti sembrano avere una sentenza pronta prima ancora dei fatti, potrebbe essere anche la più rivoluzionaria.

Se vuoi tornare a divertirti, Alice Feeney ti aspetta.

Pirandello, invece, continuerà a toglierti il tappeto da sotto i piedi.


Donna seduta davanti a uno specchio, circondata da persone in una stanza buia, con fotografie e tessere di puzzle sparse sul tavolo.

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