Maria Rosalia Inzerillo, detta la Mennulara perché da ragazza raccoglieva mandorle, è morta. In La mennulara, romanzo d’esordio di Simonetta Agnello Hornby, siamo nella Sicilia del 1963, a Roccacolomba, dentro una comunità dove il pettegolezzo non è solo passatempo. È memoria, processo, veleno, spettacolo pubblico. Ognuno sa qualcosa. Ognuno aggiunge qualcosa. Ognuno, naturalmente, è convinto di avere ragione.
Per quarant’anni la Mennulara ha servito la famiglia Alfallipe. Silenziosa, precisa, sempre un passo indietro. Almeno così sembrava. Perché poi si scopre che quella donna, considerata da molti “solo” una domestica, amministrava beni, case, debolezze e segreti meglio dei suoi padroni. Chiamarla serva, a un certo punto, diventa quasi comico. Sarebbe come chiamare l’Etna una collina un po’ nervosa.
Il romanzo funziona perché non racconta la Mennulara in modo lineare. La costruisce a pezzi: una voce, un ricordo, un sospetto, una frase detta male, un testamento che scombina i piani. Non c’è una verità servita già pronta sul piatto. Il lettore deve fare il lavoro più interessante: ascoltare tutti e fidarsi poco di tutti.
Ed è qui che il libro diventa più moderno di quanto sembri. Cambiano gli strumenti, non il meccanismo: una voce passa di bocca in bocca, si deforma, si gonfia, e alla fine diventa “verità” solo perché l’hanno ripetuta in molti. A Roccacolomba la piazza basta e avanza.
La biblioteca lo propone perché è un romanzo scorrevole, ricco di voci, ironico senza diventare leggero a tutti i costi. Si legge con piacere, ma lascia anche una domanda addosso: quante persone giudichiamo senza averle mai davvero viste?
Lo stile di Agnello Hornby è pieno di atmosfera siciliana, di dialoghi, di sottintesi, di malizie raccontate con intelligenza. Chi cerca una trama tutta dritta potrebbe dover prendere un attimo le misure, perché La mennulara procede come un mosaico. Però proprio questo è il suo fascino: più aumentano i frammenti, più la figura della protagonista diventa grande.
È una lettura adatta a chi ama le storie di paese, i segreti di famiglia, le donne difficili da incasellare e i romanzi che sanno essere popolari senza essere banali. In biblioteca c’è. Basta chiedere di lei, ironia della sorte, esattamente come faceva tutto il paese di Roccacolomba.
Biblioteca Comunale di Casteltermini
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