«Stai diventando come tua zia.»
A volte bastano cinque parole per rovinarti lo specchio.
In La vita bugiarda degli adulti, Giovanna è poco più che adolescente quando sente suo padre dire che sta diventando brutta e che assomiglia sempre di più alla zia Vittoria. Non è solo un commento sull’aspetto: Vittoria, in famiglia, rappresenta qualcosa da cui stare lontani.
Da quel momento Giovanna comincia a guardarsi con occhi diversi. E soprattutto vuole capire chi sia davvero quella donna a cui tutti dicono che somiglia.
Ed è qui che entra Frida Kahlo.
Nel quadro Le due Frida ci sono due Frida sedute una accanto all’altra. Stessa persona, eppure non proprio la stessa. Due immagini, due identità, due modi di esistere nello stesso corpo.
Una Giovanna vista da sé. Una Giovanna vista dagli altri.
La famiglia è il nostro primo algoritmo
Prima dei social, prima dei like, prima ancora di scegliere come vestirci, qualcuno ha già cominciato a dirci chi siamo.
«Hai il carattere di tua madre.»
«Tuo fratello è quello bravo a scuola.»
«Tu sei sempre stata la ribelle.»
«Hai preso tutto da tuo padre.»
Frasi magari dette senza cattiveria. Ma a forza di sentirle possono diventare un profilo automatico. Come quando una piattaforma decide cosa ti piace dopo tre video e poi continua a mostrarti sempre la stessa versione di te.
Solo che qui l’algoritmo è la famiglia.
Giovanna cerca zia Vittoria perché vuole capire che cosa significhi davvero “somigliarle”. E più conosce il mondo degli adulti, più scopre che quelli che sembravano sicuri, coerenti, affidabili sono pieni di contraddizioni, bugie e zone d’ombra.
Benvenuta nell’età adulta. Nessun tutorial disponibile.
Quante versioni di te esistono?
Le due Frida funziona ancora oggi perché anche noi viviamo con versioni diverse di noi stessi.
Quella con gli amici.
Quella che entra in classe.
Quella che appare in una foto che pubblichi.
E quella che cancelli perché, dopo averla guardata cinque volte, “non sembri tu”.
Ma quale sarebbe la versione vera?
Forse crescere non significa trovare un “vero io” nascosto da qualche parte. Significa capire quali pezzi abbiamo ricevuto dagli altri, quali ci stanno stretti e quali vogliamo tenere.
La famiglia ci passa gesti, paure, modi di parlare, aspettative. Ma ereditare qualcosa non significa essere obbligati a ripeterla.
Ed è qui che Frida e Ferrante si incontrano davvero: nel momento in cui guardarsi diventa un problema, perché dentro il nostro volto cominciamo a vedere anche i giudizi degli altri.
Poi chiediti: le sceglierei ancora per descrivermi, se nessuno me le avesse mai dette?
Magari sì. Magari una sola. Magari nessuna.
Forse la libertà comincia proprio lì: non quando smettiamo di somigliare agli altri, ma quando decidiamo noi che cosa fare di quelle somiglianze.
Se passi dalla biblioteca, cerca La vita bugiarda degli adulti di Elena Ferrante. E poi guarda Le due Frida senza chiederti quale delle due sia quella “vera”.
Forse il punto è proprio questo: siamo quasi sempre più di una persona. Il problema comincia quando lasciamo agli altri il diritto di scegliere quale.

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