+39 0922916615 biblioteca@comune.casteltermini.ag.it

lunedì 1 giugno 2026

I segreti prima delle notifiche - La fiducia non ha password



Nel 1926 esce Doppio sogno. 

Niente WhatsApp. Niente doppie spunte. Niente “ultimo accesso alle 02:17”. Nessuno può prendere il telefono del partner mentre è sotto la doccia e trasformarsi improvvisamente in un investigatore privato.

Tempi meravigliosi per le coppie?

Arthur Schnitzler avrebbe parecchio da obiettare.

Al centro del suo racconto ci sono un medico e sua moglie, giovani e protetti da una felicità domestica che sembra solida. Poi affiorano desideri segreti, sogni, attrazioni, possibilità immaginate. Basta poco perché ciò che sembrava perfettamente ordinato mostri un secondo fondo.

Un secolo dopo, Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese porta quel problema a cena e gli mette una batteria.

Nello spettacolo teatrale un gruppo di amici decide di lasciare i cellulari sul tavolo e condividere messaggi e telefonate. È un gioco della verità con un dettaglio poco rassicurante: la verità non sa di essere stata invitata.

Una notifica arriva.
Qualcuno la legge.
Qualcun altro avrebbe preferito di no.

A teatro la platea finisce quasi per sentirsi seduta a quella tavola, coinvolta nelle risate e nello stupore mentre i telefoni cominciano a raccontare vite meno semplici di quelle mostrate fino a un minuto prima.

Sembra una storia sulla tecnologia.
Solo in parte.

Il telefono non ha inventato i segreti. Ha inventato un archivio straordinariamente efficiente per conservarne alcuni.

Prima c’erano lettere, cassetti, incontri non raccontati. Prima ancora bastava la testa.

Ed è questo che rende Doppio sogno così poco “vecchio”. Schnitzler non aveva bisogno di uno smartphone per mettere in crisi l’idea che due persone possano conoscersi completamente. Gli bastavano desideri che non diventano azioni, fantasie, sogni, vite immaginate e mai vissute.

Noi, invece, abbiamo sviluppato una strana fiducia nei dati.

So dov’eri.
So a che ora eri online.
Ho visto chi ha messo like.
Ho letto quella conversazione.

Quindi so chi sei.
Sicuri?

Perfetti sconosciuti funziona perché il telefono sembra promettere proprio questo: apriamo tutto e finalmente avremo la versione completa.

Ma una persona non entra tutta in una SIM.

Schnitzler lo sapeva senza averne mai vista una.

Naturalmente questo non assolve ogni segreto. Le bugie feriscono, i tradimenti esistono, la fiducia può rompersi. Sarebbe fin troppo comodo chiamare “privacy” qualsiasi cosa non vogliamo raccontare.

La questione è più sottile: cancellare tutti i segreti non cancella la distanza tra due persone.

Forse è quella distanza che ci mette paura.

Così Doppio sogno e Perfetti sconosciuti, separati da un secolo, finiscono idealmente alla stessa tavola. Schnitzler porta maschere, sogni e desideri. Genovese appoggia i telefoni accanto ai bicchieri e aspetta che si accendano.

Gli strumenti cambiano.
Noi, molto meno.

E se dopo lo spettacolo ti viene voglia di controllare il telefono di qualcuno, prova prima ad aprire Schnitzler.

È sicuramente meno pericoloso per la relazione.

E probabilmente scoprirai più cose. 

Sei persone sedute attorno a una tavola apparecchiata, illuminate da candele e dagli schermi dei cellulari, in una stanza dall’atmosfera scura e sospesa.


Nessun commento:

Posta un commento