Il problema non è quando un amore finisce. È quando ritorna e mette alla prova una certezza: «Ti riconoscerei subito.»
È facile dirlo quando qualcuno appartiene al passato. Nella
memoria non cambia taglio di capelli, non prende abitudini insopportabili e non
diventa una persona che forse oggi non sapremmo più amare.
Turiddu e Hajime, però, hanno l’occasione di scoprirlo.
In Sicilia Turiddu torna dal servizio militare e trova Lola,
la donna che amava, sposata con Alfio. A Tokyo Hajime ha già una moglie, due
figlie e due locali jazz quando Shimamoto, l’amica d’infanzia mai dimenticata,
riappare dopo più di vent’anni.
Due uomini lontanissimi. Stesso dubbio: e se la vita giusta
fosse quella che non ho vissuto?
Nel frattempo, Turiddu si è legato a Santuzza. Ma Lola non
resta al suo posto nel ricordo. I due ricominciano a vedersi e in un paese con
più occhi che finestre il segreto dura poco.
Hajime non ha un’intera piazza che lo osserva. Ha qualcosa
di forse più difficile da affrontare: una vita riuscita. Una famiglia, un
lavoro, un futuro già cominciato. Eppure Shimamoto è rimasta dentro di lui.
Non come una persona intera. Più come una domanda: «Come
sarebbe andata se non ci fossimo persi?»
Hajime e Shimamoto si erano conosciuti a dodici anni. Erano
entrambi figli unici e passavano lunghi pomeriggi ad ascoltare dischi e
parlare. Poi la famiglia di Hajime si trasferì e i due persero i contatti. Da
adulto lui ha continuato a vivere, ma una parte di quella storia è rimasta
sospesa, al riparo da tutto ciò che rovina le storie normali.
Perché la vita immaginata è sempre bravissima a essere
perfetta.
Non arriva tardi. Non lascia piatti nel lavello. Non
attraversa giornate storte e non pronuncia la frase sbagliata durante una
discussione. Non deve dimostrare di poter funzionare davvero.
Poi la persona ritorna e trova un ruolo già scritto.
Dovrebbe essere ancora quella di allora e, nello stesso tempo, restituirci chi
eravamo quando l’abbiamo conosciuta.
Lola e Shimamoto, invece, hanno continuato a vivere lontano
da Turiddu e Hajime. Non possono più coincidere perfettamente con il ricordo
che i due uomini hanno conservato.
Ed è qui che la faccenda smette di essere romantica.
Il passato non trova una stanza vuota. Trova Santuzza e
Alfio. Trova la moglie e le figlie di Hajime. Trova persone vere, che non
abitano nel regno elegante delle possibilità, ma dentro le conseguenze.
Forse è capitato anche a te di conservare qualcuno così. Un
primo amore, una storia interrotta troppo presto, una persona incontrata nel
momento sbagliato.
Ma che cosa ti manca davvero? Quella persona oppure la
versione di te che esisteva accanto a lei?
Mascagni lascia che la risposta esploda davanti a un paese
intero. Murakami la fa camminare piano tra jazz, pioggia e conversazioni
sospese. In entrambi i casi il passato ha lo stesso vantaggio: da lontano non
ha difetti.
Tra i nostri scaffali ti aspetta A sud del confine, a ovest
del sole di Haruki Murakami.
Se invece vuoi scoprire Cavalleria rusticana, puoi
cominciare ad ascoltarla in cuffia e poi andarla a vedere a teatro alla prima
occasione: certe passioni cambiano peso quando davanti hai un’orchestra, un
coro e un paese intero.
Prima di arrivare a cinque pagine, o a cinque minuti di
musica, avrai già pensato a qualcuno.
Perché le persone che abbiamo amato cambiano, ma le storie
che continuiamo a raccontarci su di loro sanno essere molto più testarde.

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