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sabato 20 giugno 2026

Dietro l'obiettivo: Irene Di Liberto in Biblioteca

Caro lettore,

ti scrivo da dietro la macchina fotografica. Lì sono stato per quasi due ore, sabato pomeriggio. Un occhio incollato al mirino, l'altro che cerca il prossimo scatto. Non ascolto mai una presentazione per intero. Eppure è proprio da lì che si vede di più.

Mentre sistemavo l'obiettivo tra una sedia e l'altra, ho pensato alla storia che stavo per fotografare: quella di Irene Di Liberto. Nipote di un caruso di questa stessa zolfara, di cui a Casteltermini si racconta ancora, come una leggenda di famiglia che appartiene un po' a tutti.

L'ho vista al tavolo dei relatori, accanto all'assessore Carmelo Sciarrabone e al moderatore Carmelo Nicotra. Giacchino rosa, occhiali grandi. Ho scattato quasi per riflesso. Non sapevo ancora che sarebbe stata una delle mie foto preferite della giornata.

Più tardi l'ho fotografata di nuovo, mentre firmava la prima copia. Un sorriso non ancora arrivato alle labbra, ma già negli occhi. Ho scattato. Poi ancora. Certe espressioni non tornano una seconda volta.

Quando Serena Palmeri ha letto un brano del romanzo, ho abbassato la macchina senza accorgermene. Il silenzio in sala era qualcosa che nessuna foto può restituire. Ho guardato il pubblico, non il libro: ventagli fermi a metà gesto, una mano portata al petto. Quella, sì, l'ho fotografata.

Durante le firme, mani che si stringevano. Sorrisi durati pochi secondi, prima che l'attenzione tornasse al libro appena dedicato. È il momento che amo di più: per un istante, la distanza tra chi scrive e chi legge si annulla. E io sono lì a fermarla in un fotogramma.

Ma lo scatto più bello della giornata non è uno di questi.

È una foto rubata a qualcuno del pubblico, mentre ascoltava. Due copie del libro in grembo, il telefono posato sopra, le mani intrecciate. Un gesto che non sapeva di essere fotografato. Nessuna posa, nessun sorriso verso l'obiettivo. Solo l'ascolto di un lettore, raccolto su se stesso.

Continuo a fotografare gli eventi dal lato sbagliato della sala, quello da cui si vede il pubblico e non il palco. Certe storie iniziano prima ancora di apparire scritte.

Sono uscito con la scheda di memoria piena. Ho guardato di nuovo la copertina: quella ragazza con gli occhi coperti da una fascia bianca. Forse non era cieca. Vedeva solo con un altro senso, quello con cui si guardano le storie che ci appartengono ancora prima di conoscerle.

Casteltermini, quella sera, mi è parsa un po' più grande di come la conoscevo.

Con affetto, pasdol

Copie de La zolfatara esposte in biblioteca.
Dettaglio di alcune copie de La zolfatara.
Autrice firma una copia del romanzo in biblioteca

Presentazione del libro con pubblico in sala.



Primo piano dell’autrice durante l’incontro.

Pubblico presente alla presentazione in biblioteca.

Sala gremita per l’incontro dedicato a La zolfatara

Relatori al tavolo durante la presentazione del libro.


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